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PICCOLA TERRA |
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Breve presentazione Sui libri e nella memoria di chi ha passato i quarant’anni e ha avuto la fortuna di nascere e vivere nei piccoli comuni in provincia di Pavia, a sud del Po, è scritto a chiare lettere che il nostro è un territorio agricolo, con boschi, alberi da frutto, selvaggina, allevamenti di bestiame. Queste sono le risorse della nostra terra. Una terra ricca perché fertile, una terra che ci ha fatti crescere nel rispetto della natura e della bellezza che ci circonda, o meglio, che ci circondava. E’ per difendere la vita, la bellezza, le sane tradizioni, la cultura dei nostri luoghi, la convivialità, che è nata l’Associazione LA RONDINE. IERI Per rappresentare il nostro territorio riportiamo qui di seguito alcuni paragrafi tratti da un libro stampato nel 1896 (“Geografia dell’Italia – Provincia di Pavia”). Bastida Pancarana (nel 1896 circa 1630 abitanti). Il territorio di Pancarana, umido, ben coltivato, produce cereali, lino, foraggi; lungo la sponda del Po sono belle boscaglie dalle quali si trae legname da ardere e da costruzione, nonché le polizze necessarie al mantenimento dei filari nelle vigne delle colline. Vi si alleva bestiame di ogni genere, e da cortile in particolar modo. Bastida Pancarana fu confermata da Ottone imperatore nel 977 ai vescovi di Pavia, che lo possedevano dal 943 per privilegio di Ugo Lotario. STORIA DI PANCARANA [ segue ] Bressana (nel 1896 gli abitanti erano 1792) Il territorio di questo comune, già appartenente al soppresso mandamento di Casatisma ed aggregato ora al mandamento di Casteggio, si stende sulla sponda destra del Po, ed è attraversato ad un tempo dalla linea ferroviaria Milano-Voghera-Genova e da quella Pavia-Stradella. Bressana, capoluogo del Comune, è un bel paesetto di circa 1300 abitanti, ma di aspetto a carattere in tutto rurale. Il Comune di Bressana, oltre che dal capoluogo, è formato da molti cascinali, che aggregati o sparsi si trovano nella circostante campagna. Il territorio piano, umido e basso, difeso da solide arginature contro le piene minacciose del Po, produce copiosamente cereali, foraggi, gelsi. Vi sono inoltre delle boscaglie dalle quali si trae legname d’ogni fatta e vi si trova anche abbondante cacciagione. Bressana è luogo antico, però divenne Comune solo in principio del secolo. Nel 1859 fu danneggiato dagli Austriaci che, passando per il paese, fecero man bassa su ogni cosa. Casatisma (1389 abitanti nel 1896). Questo Comune, già capoluogo dell’omonimo mandamento soppresso in seguito della legge 30 marzo 1890, venne aggregato al mandamento giuridico di Casteggio ed è attraversato dalla strada provinciale per Pavia, innestatesi alla via Emilia presso Casteggio. Casatisma, capoluogo dell’esteso comune, è un grosso villaggio con begli edifici moderni o rinnovati, una discreta chiesa parrocchiale e buone scuole pubbliche. Nulla del resto di notevole, all’infuori del palazzo dei marchesi d’Adda di Milano, già dei Mezzabarba di Pavia e poi dei Kevenhuller. Il territorio di Casatisma produce copiosamente cereali, legumi, foraggi, viti e gelsi. L’allevamento del bestiame e dei bachi da seta è in questo Comune industria assai fiorente. C’è pure un importante opificio per la trattura della seta, impiegante in media 150 operai. Castelletto di Branduzzo.
Castelletto, capoluogo
del Comune, è un modesto villaggio di 470 abitanti, di carattere
esclusivamente rurale. Il territorio,
umido, piano e basso, è ben coltivato:
produce cereali, foraggi, legumi, frutta, gelsi. L’allevamento del
bestiame da cortile e dei bachi da seta è l’industria di maggior
sussidio all’agricoltura. Grandi fornaci della ditta Ellena e Candiani
di Milano danno movimento e vita a Castelletto. Cervesina (2182 abitanti nel 1896)
Faceva parte del
soppresso mandamento di Casei Gerola e fu, per effetto della legge 30
marzo 1890, aggregato al mandamento di Voghera. E’ una borgata
totalmente rurale. Notevole è la chiesa parrocchiale, per buona
architettura. Completano il nucleo comunale, come frazioni, vari
cascinali sparsi per la circostante campagna e lungo la sponda del Po.
La frazione principale è San Gaudenzio, borghetto discretamente
fabbricato, già dato da papa Adriano nel 1137 al vescovo di Tortona e
che poi fu lungamente signoria dei Beccaria, ai quali si deve la
costruzione del massiccio castello passato poi in proprietà dei Radice
di Milano. Lungavilla (1608 abitanti nel 1896)
E' una borgata
d’aspetto essenzialmente rurale, che si allunga assai su una via, non
priva però di edifici moderni, fra i quali la villa Lanzi, già del
nobile senatore Giovanni Lauzi, e le case Bongiovanni, Massazza, ecc. Di
armonico disegno è la chiesa parrocchiale, a tre navate. Notevole per
grandiosità e ricchezza è nelle vicinanze di Lungavilla e Pizzale, a
Porana, la villa Grattoni, costruita dal celebre ingegnere, nella quale,
in occasione di grandi manovre, fu ospitato anni or sono Re Umberto.
Pizzale (1145 abitanti nel 1896). Il territorio di questo comune si stende nella parte nord-est del mandamento, sulla riva destra dello Staffora. Pizzale, capoluogo del Comune, ha aspetto rurale, sebbene non manchi di qualche buon edificio. Il rimanente del Comune è costituito da frazioni e cascinali sparsi per la bella pianura che si stende verso il Po. Il territorio è lavorato con grande cura: produce cereali, canape, viti, legumi, alberi da frutta. Nessuna industria che non sia legata all’agricoltura. Verretto (574 abitanti nel 1896) E' un villaggio il cui territorio, in aperta e umida campagna, si presta benissimo alla coltivazioni di cereali di foraggi. Vi crescono pure i gelsi e gli alberi da frutta. Notevole industria in luogo è l’allevamento del bestiame bovino e suino per macello. Anche la produzione dei bozzoli dà altro reddito nell’economia di quella popolazione tutta dedita all’agricoltura e industrie a questa attinenti. Leggendo queste descrizioni ci si chiede che fine abbia fatto la nostra pianura. Alcuni dei paesi descritti sono quasi irriconoscibili, al posto dei campi e dei boschi ci sono distese di capannoni di cemento, che deturpano il panorama, fanno aumentare la temperatura rendendo le estati soffocanti, ci rubano l’orizzonte. Portano poco lavoro, ma in compenso molto traffico di camion, quindi miriadi di strade che si mangiano altre cospicue fette di terreno fertile. OGGI
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