PICCOLA TERRA

 

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Orgoglio di abitare in un paese (Marino Moretti 1885-1979)

              Voi che siete nati nelle piccole o nelle grandi città, voi non sapete la dolcezza, l’orgoglio, il privilegio d’essere “paesani”. Voi non sapete come sia fatto l’amore per il paese dove si è nati e cresciuti,  perché la città natìa, anche piccola, è sempre troppo grande, e il paese, il borgo, il villaggio, il “paesello” s’ama casa per casa, gronda per gronda, sasso per sasso, direi anche viso per viso. Voi non sapete che cosa sia possedere il proprio luogo d’origine, perché le vostre strade, le vostre piazze, i vostri crocicchi, son sempre di tutti, anche di chi arriva dalla stazione in questo momento, mentre il paese è proprio nostro, di noi che ci viviamo, di noi che ce ne siamo impossessati per diritto di nascita; e il forestiero che ciondola per la contrada con la valigetta in mano è nostro ospite e non ci fa nessuna invidia,  povero pellegrino, ma forse una grande pietà.    Voi non sapete che cosa sia il mutarsi del cielo, l’avvicendarsi delle stagioni, l’arrivo e la partenza delle rondini, il passaggio del postino amico di tutti, la distribuzione del giornale, un temporale, un corteo, un organetto, una carrozza, una nuvola; tutte cose bellissime che ci fanno ancora impressione, che hanno ancora un significato, poiché in ciascuno di noi ci sarà sempre tanta rusticità da goderne. 

Chi di voi sa d’aver sotto la sua gronda a livello della sua finestra, da tempo immemorabile, dacché fu ridipinta la casa, un nido di rondini? E che cos’è un nido di rondini in città se non una bozza sudicia che, a vederla di giù, deturpa un bel cornicione? Ma gli è che voi avete i bei cornicioni!  Invece, se io mi sporgo un poco dal mio davanzale, godo il bello spettacolo paesano del nido incrostato al mio nido; noto con quanta abilità la bozza sudicia fu fermata con l’aderenza degli sterpi e del limo e collocata in quel punto fra la sporgenza della tegola e il provvidenziale gomito della grondaia; e non c’è nulla che mi dia il senso del tempo come questa casa abusiva d’inquilini che non pagano l’affitto, alla quale io penso lietamente come a un’eterna bozza sulla fronte della mia casa.

  Questo racconto, trovato su una vecchia Antologia, è uno di quelli che meglio rappresenta lo spirito di coloro che hanno fondato l’Associazione La Rondine. I soci della Rondine amano la loro terra e vogliono difenderla dall’aggressione di quello che si chiama impropriamente “sviluppo”, vogliono preservare i valori veri della natura, compresa quella umana, e salvare la qualità della vita raggiunta nei nostri piccoli centri, che purtroppo ormai si stanno sovrappopolando e cementificando a macchia d’olio