PICCOLA TERRA

 
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Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e conoscenza

 (Dante, Inferno: canto XXVI)

BENVENUTI NEL SITO "PICCOLA TERRA"
 Patrocinato dall’Associazione LA RONDINE   

OSSERVAZIONI  allo Studio di impatto ambientale

Oggetto:  richiesta di pronuncia di compatibilità ambientale al Ministero dell’ambiente di concerto con il Ministero per i beni e le attività culturali relativa al progetto di “Integrazione del sistema infrastrutturale trans padano - direttrice Broni-Pavia-Mortara” presentata da Sabrom S.p.A. in data 19-01-2012.

Scarica PDF (2,74MB)  documento integrale inviato a

  • Al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare
  • Al Ministero per i Beni e le Attività Culturali - Direzione Generale per i Beni Architettonici ed il Paesaggio
  • Alla Regione Lombardia - Direzione Generale Territorio e Urbanistica  - Unità Organizzativa Pianificazione e Organizzazione Territoriale  -Struttura Valutazione Impatto Ambientale _____________________________________

LEGAMBIENTE

  • L'aria che respiriamo [dossier LINK ]

  • Montagne senza terra?Agricoltura in via d'estinzione: nelle Prealpi e nelle valli alpine lombarde il cemento cancella gli ultimi campi [dossier link ]  

Domenica 4 marzo 2012 La provincia Pavese

BRONI Dopo la sentenza di Casale nuova disponibilità del governo a garantire la bonifica dell’area Fibronit La protesta in assemblea: «No all’impianto di inertizzazione, basta giocare sulla nostra pelle»

Broni vuole i 14 milioni per completare la bonifica dell’ex stabilimento Fibronit: incassato l’impegno formale dei consiglieri regionali Giuseppe Villani (Pd), Angelo Ciocca (Lega) e Vittorio Pesato (Pdl) che incontreranno l’assessore al bilancio della Regione per capire se sia possibile spostare risorse sull’emergenza amianto a Broni da altri settori. E il neo ministro alla salute del governo Monti Renato Balduzzi, vogherese d’origine, verrà a Broni: ha dato la sua disponibilità con il ministro all’ambiente Corrado Clini ai parlamentari della provincia. Il vento sembra cambiato rispetto a dicembre quando a Roma il sindaco Luigi Paroni si era sentito dire che i soldi per finire la bonifica della Fibronit non c’erano. Balduzzi è intervenuto con il Comune di Casale Monferrato per evitare il patteggiamento nel processo contro la Eternit, e il primo marzo ha risposto a un’interpellanza del Pd alla camera dei deputati rispondendo anche alla lettera del comitato delle associazioni contro l’amianto del 21 gennaio: «Ci ha assicurato che il ministero sta rafforzando la sorveglianza epidemiologica per creare una rete di presa in carico degli esposti all’amianto, degli ex esposti e dei cittadini – ha spiegato Costanza Pace, Associazione italiana esposti amianto di Broni –. E ha annunciato la seconda conferenza nazionale governativa sull’amianto». Sui soldi, nessuna novità. Ma l’assemblea dell’altra sera in Oratorio ha ribadito il no all’impianto di inertizzazione per lo smaltimento: «Non abbiamo più vite da sacrificare per una sperimentazione, Broni ha già dato abbastanza e vuole vivere» dice Pace tra gli applausi in polemica con il presidente dell’Avani Silvio Mingrino che ha chiesto una ricerca super partes e ricordato che l’impianto porterebbe anche 40 posti di lavoro. «Sono stati per ora investiti 7 milioni nella bonifica esterna, di cui uno della Regione – spiega Mario Fugazza, assessore all’ambiente di Broni –. Servono altri 14 milioni, 10 per lo smaltimento. Nulla per il bilancio della Regione o dello Stato». Il consigliere Ciocca propone lo sciopero fiscale se lo Stato non interverrà. Ma gli altri smorzano i toni: «Facciamo in modo che la Regione trovi le risorse – spiega Villani – prima di arrivare a forme di protesta che non garantiscono risultato». E Costanza Pace incalza i consiglieri: «Non vi vogliamo rivedere fino a che non arriverete con i soldi: l’emergenza finirà con la bonifica Fibronit e dei tetti di amianto». Circa 200mila metri quadri di lastre. a.ghezzi@laprovinciapavese.it

«Broni vuole vivere», dice il pubblico della sala teatro dell’oratorio. E anche se guardare in faccia il dolore e la paura fa male, l’altra sera sono arrivati in 200 dall’assemblea convocata dal gruppo Facebook Broni contro l’amianto e dalle associazioni del territorio: «Cosa facciamo, aspettiamo ancora altri morti?». La sala perde la pazienza con i politici e dopo le promesse, ora vuole fatti. Pochi giovani, tanti anziani e adulti a cui l’amianto ha condizionato la vita. «Sono un cittadino di Broni colpito dal mesotelioma – dice Daniele Rovati –. Pensavo, statisticamente, che non mi sarebbe capitato: mia sorella di 40 anni è morta 16 anni fa, i medici mi hanno detto che io ho una forma cronica ma qui, di cronico c’è solo la paura. A noi piaceva correre da piccoli, ma nessuno ci aveva detto che, trent’anni dopo, un lupo chiamato mesotelioma ci avrebbe mangiato: non deve più accadere ai nostri figli e nipoti», conclude Rovati con un appello alla politica. Pierangelo Casa, 67 anni, fa l’imprenditore: «Ho un mesotelioma pleurico al secondo stadio – racconta seduto, guardando fisso davanti a sé – sono dovuto andare a Mestre per farmi operare. Mi avevano diagnosticato 6 mesi di vita, li ho superati e vado avanti, non ho intenzione di morire. Voi politici siate uniti per risolvere questa emergenza e far sì che i medici esperti e capaci non se ne vadano più altrove come accaduto fin’ora». Le storie si intrecciano, tanti hanno perso una madre, una sorella, un padre, un amico. Come Claudio Veneroni, 40 anni, che Mauro Negri del gruppo Facebook  ha ricordato dal palco: «A luglio era con noi, ora non c’è più».

E “ringrazio” chi non ha risposto all’invito: l’onorevole Gian Carlo Abelli, Cesare Ercole, l’assessore regionale Daniele Belotti e il presidente Roberto Formigoni a cui ricordiamo che siamo Lombardia anche noi, che i politici che hanno fatto di Broni un sito di interesse nazionale non hanno fatto che il loro dovere. Eroi sono quelli che sono morti per aver lavorato, camminato e respirato»   su Twitter@anna_ghezzi

 

L'associazione " La Rondine" ha dato la sua adesione alla campagna nazionale "Salviamo il paesaggio, difendiamo i territori". Alla campagna aderisce una rete di associazioni nazionali e locali impegnate nella difesa e promozione di una risorsa di cui l'Italia è ricca: la bellezza dei suoi paesaggi.

 

Per informazioni:  www.salviamoilpaesaggio.it  info@salviamoilpaesaggio.it

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Domenica
2 Ottobre 2011
  a Lungavilla ù appuntamento
Festa della zucca "berrettina"
 
Il programma della manifestazione è consultabile 
http://www.zuccaberrettina.it

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 Domenica 22 maggio 2011 è stato inaugurato nel Comune di VERRETTO il Parco Locale di interesse sovracomunale  “DEI RONCHI” [ segue ]

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  FINALMENTE è NATA!!!!!  E’ nata la Rete dei Comitati e delle Associazioni per la salute e per la tutela del territorio della provincia di Pavia

Sabato 23 aprile si è svolto a Pavia l’incontro che ha presentato alla stampa la Rete dei Comitati e delle Associazioni per la salute e la tutela del territorio della provincia di Pavia. L’Associazione “La Rondine” ha deciso di aderire a questo sodalizio che unisce gli sforzi di chi è impegnato in provincia di Pavia nella promozione di un modello di sviluppo sostenibile. Salutiamo con viva soddisfazione l’evento: l’unione fa la forza….. Di seguito il testo del comunicato stampa.     [ segue

Mappa della rete [ scarica ]

In data 14 febbraio presso la sede della Regione Lombardia i rappresentanti di Trenord, Rfi, i Comitati dei pendolari delle province di Pavia, Cremona, Mantova e Lodi e i rispettivi rappresentanti istituzionali (Comuni, Province). In occasione dell'incontro il Coordinamento dei pendolari della provincia di Pavia ha presentato un dossier sullo stato di disservizio e abbandono delle stazioni dell'Oltrepo Pavese. Ecco il testo e le immagini presentate durante l'incontro                                                                                                                                                 

    file zip (MB 1,9)  

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Domenica 26 febbraio 2012 - La Provincia Pavese

Il flipper dei ponti vecchi e nuovi
Diritto&Rovescio di GIORGIO BOATTI - Chi scattera' per primo alla partenza? Interrogativo legittimo davanti all'avvicinarsi della realizzazione dell'autostrada Broni-Mortara e della proposta di un nuovo ponte sulla Becca

Chi scattera' per primo alla partenza? E il traguardo, chi lo raggiungerà e chi si perderà per strada? Sono interrogativi legittimi davanti all’avvicinarsi della realizzazione dell’autostrada Broni-Mortara e della proposta di un nuovo ponte sulla Becca. Apparentemente le due infrastrutture – l’autostrada e il ponte – hanno assai poco in comune. A cominciare dai tempi che le scandiscono. Del nuovo ponte si è cominciato a parlare concretamente giusto un anno fa, quando la vecchia e bellissima struttura eretta sui due fiumi all’inizio del Novecento ha esplicitato in modo sempre più palese i suoi gravissimi acciacchi, aggravati negli ultimi anni dall’intensificarsi del traffico pesante. Ora, a distanza di dodici mesi, l’Amministrazione Provinciale delinea una proposta di massima, presentata in questi giorni, di costruzione di un nuovo ponte, da collocare leggermente più a settentrione di quelle attuale. Al tempo stesso sceglie, saggiamente, di dare diversa utilizzazione, e dunque nuova vita, al vecchio ponte che domina la confluenza dei due fiumi: una via pedonale e ciclabile costituirà un forte elemento di attrazione per la zona e consentirà opportunità turistiche da non sottovalutare.

Del nuovo ponte e della sua urgenza per stabilire collegamenti decenti tra Pavia e le sue colline orientali troppo si è detto perché ci si debba ancora soffermare. Per ora la vera incognita riguarda il come reperire le risorse per la nuova costruzione: non perché i preventivi siano particolarmente elevati (dai 50 ai 70 milioni di euro) ma perché, allo stato delle cose, nessuno ha spiegato chi dovrebbe fornire i fondi per realizzare l’opera.

Tutt’altro copione, invece, si pone per il progetto della nuova autostrada Broni-Mortara che, fortemente voluto dalla Regione Lombardia, si affida, per quanto riguarda la costruzione, all’iniziativa privata. Le variabili che entreranno in gioco sul percorso di questa autostrada sono tante: collegamenti tra A21, A7 e Malpensa, connessione tra centri logistici e intermodali, ubicazione di futuri centri commerciali, collocazione di eventuali discariche e così via. Quel che ne risulta, a parte la cifra stanziata per la costruzione dell’opera – si è parlato di 1 miliardo e 800 milioni di euro spalmati sui cinquanta chilometri del percorso – è una scommessa che cambierà drasticamente il volto di una parte rilevante del territorio provinciale. Di fatto la Broni-Mortara si presenta come un flipper finanziario e infrastrutturale che pare riproporre il gioco di “Monopoli” tra Oltrepo, Pavese e Lomellina. Giustamente, sulle ferite che un’infrastruttura con questo impatto può infliggere a un’area già in difficoltà nel ritrovare la propria vocazione, si stanno riaccendendo sensibilità e attenzione da parte di enti locali, agricoltori, associazioni ambientaliste. Tutti soggetti che, in occasione della Valutazione di Impatto Ambientale in corso, si stanno mobilitando per analizzare le problematicità e le conseguenze della Broni-Mortara. Sarebbe opportuno che di questa civile partecipazione si facessero interlocutori anche i vertici di quell’Amministrazione Provinciale che ha appena presentato il progetto di nuovo ponte della Becca. Una costruzione che si colloca su un tratto del Po dove, nel giro di pochi anni, dai due vecchi ponti esistenti – della Becca e del Cavallino – si passa a ben quattro. Vi saranno quindi due ponti nuovi, quello della Becca e quello dell’autostrada Broni-Mortara, che si daranno di gomito, a una manciata di chilometri l’uno dall’altro. Il rischio è che qualcuno, in cambio del consenso alla Broni-Mortara, inglobi il nuovo ponte della Becca. Non tanto facendone una sola cosa con il ponte della nuova autostrada, ma subordinando la concessione dei fondi per farlo nascere ad un si. Quello da dire all’autostrada che, a quanto sembra, “non si può non fare"

 

Dalla Provincia Pavese dello 05-02-2012
SE LA REGIONE NON SA ASCOLTARE

di GIORGIO BOATTI - Quanto è lontana Milano da Pavia? Parecchio, viene da rispondere. La distanza, poi, si allunga ancora di più se, anziché essere misurata in chilometri, la si valuta soppesando la scarsa capacità di ascolto.
La scarsa capacità di ascolto, cioè, che i vertici che governano la Lombardia stanno dimostrando di avere, in questi ultimi tempi, verso le voci che si alzano dal territorio di questa provincia. Certo, il rapporto di Pavia e del suo territorio con Milano e la sua area metropolitana non è mai stato facile. Ci vorrebbe uno storico di quelli che hanno dato lustro al nostro ateneo – penso a un Cipolla, a un Guderzo, a un Vigo – per definire la variegata tipologia di rapporti che nel corso dei secoli hanno connotato le relazioni tra Pavia e Milano. La fase attuale pare all’insegna del principio - ben conosciuto nella strategia politica e militare – secondo cui “il vuoto richiama il pieno”. Ovvero il vuoto di proposte da parte della leadership locale, e la sua fragilità nell’individuare un ruolo specifico ma realistico che questa provincia può giocare nel più vasto orizzonte regionale, sta portando Pavia a subire il “monologo del potere” imposto dai Palazzi della Regione. Si smarrisce così quella capacità, che non era mancata in passato, di approdare a un dialogo senza prevaricazioni tra questa provincia e il governo regionale. Tre esempi, maturati in queste ultime settimane, paiono sottolineare in ambiti e contesti diversi questo preoccupante e nuovo procedere. Il primo è il disegno, in discussione alla Commissione Sanità della Regione Lombardia, di azzerare i vertici delle Asp (Aziende Servizi alla Persona) lombarde per snellirne i consigli di amministrazione e consentire ai vertici del Pirellone di nominare direttamente i direttori di ognuna di esse. ASP per Pavia significa Pertusati e Santa Margherita, il Centro Emiliani e altre realtà fondamentali per l’intero territorio. Nelle mani di Sergio Contrini (presidente) e di Maurizio Niutta (direttore), e soprattutto grazie a un personale estremamente valido e motivato, l’Asp pavese non solo ha segnato un incremento qualitativo e quantitativo delle prestazioni erogate ma, unica tra le Aziende Servizi alle Persone lombarde, ha chiuso i conti in attivo. Va bene snellire da 7 a 5 i membri del consiglio d’amministrazione, ma perché la Regione dovrebbe mettere becco prima nel commissariare, come prevede il disegno di legge regionale, e poi per designare, al vertice direttivo di questa significativa realtà pavese, qualcuno che – come è successo spesso alle Asl – non ha niente a che spartire con questa comunità? Si spera che tutta la cittadinanza pavese sappia dare una risposta netta e unanime a questa pretesa del Pirellone di disseminare i suoi proconsoli dove proprio non se ne sente il bisogno. Il secondo esempio di questo procedere “coloniale” è la decisione della Regione che, davanti alla richiesta di ben sette sindaci lomellini di disporre di maggior tempo -novanta giorni in concreto - per valutare in una “Conferenza dei servizi” la proposta di discarica nell’ex-cava Villa, ha concesso una miserabile dilazione di 7 giorni. Quasi che i sindaci di Cava Manara, San Martino, Carbonara, Zinasco, Travacò, Sommo e Villanova d’Ardenghi – davanti a quei 730.000 metri di discarica che sta per piombare loro addosso – stessero facendo perdere tempo prezioso (per chi?). E’ tanto difficile capire che invece sono mossi dalla volontà di ben ponderare una variabile che rischia di cambiare volto a tutta l’area e di incidere non poco sulla vita dei loro concittadini? Il terzo esempio è dato dai 15 milioni di euro che la Regione ha trovato per l’appalto della bretella di collegamento piemontese all’autostrada Broni-Mortara che testardamente si vuole costruire. Che anzi, come ha detto l’assessore regionale leghista Belotti, “non si può fermare”. Perché? In compenso la Regione Lombardia non ha trovato i fondi per la bonifica dall’amianto sull’area industriale Fibronit, causa di decine e decine di morti provocati dal mesotelioma pleurico e dalle fibre che dall’ex-cementificio si diffondono nell’ambiente. L’essere sordi alle voci di un territorio è sempre segno di lontananza. La Regione non è mai parsa così distante dalle esigenze dei cittadini di Pavia e della sua provincia. Forse anche dalla ragione che rende possibile capirsi e dialogare
 

Da "La Provincia Pavese del 15-01-2012

Pgt, la corsa fino all’ultimo filo d’erba 
dritto&rovescio 
di GIORGIO BOATTI 

Di questi tempi sognare è un lusso che nessuno si può permettere. Però è ragionevole chiedere che le indicazioni sullo sviluppo del proprio territorio - i Pgt, piani di governo del territorio, che gli amministratori locali devono 
delineare entro il 2012 - non siano una successione di incubi. 
 O peggio ancora, la cannibalizzazione delle risorse più preziose oggi ancora disponibili e che, di questo passo, tra pochi anni non ci saranno più. 
Purtroppo, scorrendo le notizie sull'elaborazione dei Pgt nelle varie località 

della provincia, si ha l'impressione che, indipendentemente dal colore delle giunte che sono all'opera, in gran parte dei casi si stia procedendo compatti nell'occupazione di sempre nuove aree da trasformare, da agricole o verdi che sono, in edificabili. E' una guerra all'ultimo ettaro verde, all'ultima pertica coltivata, che pare non potersi fermare sino a quando qualcosa di vivo e di verde, magari fosse solo un filo d'erba, spunterà sull'orizzonte. Davvero si pensa che sia questo il modo di costruire il futuro in una provincia come quella di Pavia dotata di invidiabili asset agricoli e ambientali, culturali e scientifici, almeno rispetto al territorio lombardo? Siamo proprio sicuri che in vista dell'Expo 2015, dedicata al nutrire e al coltivare, lo scenario giusto sia presentarsi alla ribalta con gli ingredienti che vediamo buttare a piene mani nei pentoloni dei Piani di governo del territorio in corso di elaborazione?
Mettere assieme gli spunti che emergono da PGT di località in località significa comporre un libro massiccio, anzi un "mattone", visto l'argomento, dove il motivo conduttore è che ogni vuoto va riempito. Di cosa? 

Ma di costruzioni ovviamente, così da fare cassa per una manciata di anni. E poi? Poi si vedrà.
Anzi se lo vedranno quelli che subentreranno nell'amministrazione dei Comuni e si troveranno tra le dita il cerino acceso da chi li ha preceduti. E dovranno affrontare tutti i nodi - sicurezza, servizi, viabilità - che sono il frutto velenoso delle urbanizzazioni insensate oggi in gestazione. Ad esempio: davvero la soluzione migliore - per i Comuni che danno su quella via Emilia che segna lo spartiacque tra le colline dei migliori vini d'Oltrepo e una pianura tra le più fertili d'Europa - è continuare con la semina di centri commerciali, poli logistici, insediamenti massicci di market di ogni bandiera e qualità (l'ultimo è quello cinese a Codevilla)? E' riempire di nuove costruzioni il tratto ancora libero tra Casteggio e Fumo? O risalire con il cemento sino al poggio di Mairano, presidio d'eccellenza in tema di vino e coltivazioni agricole? E per Torre d'Isola - una piccola perla sul Ticino già ferita da insediamenti edilizi ingombranti e grossolani - davvero è il caso di pensare a insediamenti di possibili nuove costruzioni per 450 persone a Massaua? D'altra parte anche Voghera, che non sta crescendo d'abitanti da anni, nel suo Piano di governo del territorio spinge su aree per costruzioni proporzionate a un decollo demografico di cui proprio non c'è traccia nella realtà. E a questo poi si aggiunge l'idea del polo industriale in area Torremenapace, con totale incongruità con le vocazioni agricole della zona circostante. Ma il clou nella saga dei Pgt lo si registra nel capoluogo, dove da mesi, sì è in attesa di conoscere dove la bacchetta magica di Palazzo Mezzabarba opererà la sua magia che purtroppo, probabilmente, non sarà di vedere utilizzate finalmente le ampie aree industriali dismesse quanto, invece, di proseguire la nefasta opera dei predecessori. E dunque riempire di market et similia i "vuoti" ancora disponibili attorno alla tangenziale. Il "vuoto" chiama il "pieno", dicono. Un pieno di cemento, ovviamente. E se invece, finché è ancora possibile nei Pgt in dirittura d'arrivo, si scegliesse un'altra strada? Possibile che in questa difficile transizione verso il futuro non ci sia l'orgoglio di un'idea nuova di sviluppo? Possibile che non si scorgano i segni di una cooperazione effettiva tra campanili invece che il solito gioco del chi è più svelto e più furbo a danneggiare i vicini? Perché, invece di sbandierare differenze di partito e di schieramento difficili da percepire, chi davvero vuol girare pagina non chiude col consumo insensato del territorio e punta in modo chiaro sul recupero dell'esistente, su innovazione e conoscenza anche nel valorizzare le aree della propria comunità? Invece di parole sarebbero finalmente fatti concreti. Sul terreno.

Verbale della riunione del 5 novembre con il presidente Bosone [segue]

Relazione incontro del 5 novembre in Provincia con il presidente Bosone e gli assessori Lasagna e Bozano  [scarica documento Rete]

*La Provincia: istituzione di tavoli permanenti di confronto con la Rete delle Associazioni e i Comitati per Salute, Ambiente e Sviluppo Sostenibile della Provincia di Pavia*
Per la prima volta nella storia della Provincia, verranno aperti tavoli di confronto permanenti fra la Provincia stessa e le associazioni e comitati locali su macroaree che toccano i problemi dell’ambiente e della salute dei cittadini (quali ad esempio rifiuti, amianto, energia), questo grazie alla proposta avanzata dalla Rete delle Associazioni e i Comitati per Salute, Ambiente e Sviluppo Sostenibile della Provincia di Pavia* e accolta dal Presidente Bosone
Durante l’incontro fra la Rete e l’Amministrazione di sabato 5 Novembre è stata elaborata questa modalità di confronto per arrivare a una collaborazione permanente e costante fra Amministrazione  provinciale e cittadini rappresentati da associazioni e comitati: in questo modo verrà riconosciuto un diritto in passato largamente ignorato, quello alla partecipazione dei cittadini ai processi decisionali che impattano sul territorio.
Le associazioni e i comitati, vere sentinelle sul territorio provinciale, avranno così a disposizione un fondamentale strumento democratico sia per monitorare l’operato delle Istituzioni sia per proporre soluzioni e progetti per lo sviluppo sostenibile del territorio.
Oggi la nostra Provincia è troppo spesso ultima: ultima per la gravità della diffusione dei tumori solidi fra la popolazione, soprattutto nelle aree maggiormente interessate da insediamenti inquinanti, ultima nella gestione del problema amianto, ultima nella tutela del suolo dal consumo selvaggio, ultima nella raccolta differenziata, ultima nella vigilanza contro l’infiltrazione delle eco-mafie. All’incontro con il Presidente e l’Amministrazione abbiamo chiesto che tutto ciò abbia fine, che ci sia una sterzata decisa e immediata per rimettere la Provincia sulla carreggiata dello sviluppo sostenibile, della progettualità a lungo termine volta alla tutela e valorizzazione dei beni comuni affinché, finalmente, la Provincia stessa possa primeggiare per qualità della vita, dell’ambiente, dello sviluppo.
Per far questo offriamo alle Istituzioni il patrimonio di conoscenze, competenze e determinazione che abbiamo accumulato in tanti anni di militanza civica e democratica all’interno dei comitati e delle associazioni: conosciamo i problemi e le criticità del territorio, abbiamo studiato le soluzioni, abbiamo delle proposte che avanziamo a nome dei cittadini, dal basso.
Ci siamo, abbiamo fatto rete, siamo tenaci e preparati e ora, grazie alla futura istituzione dei tavoli di confronto, la Provincia avrà l’opportunità di fare tesoro di queste esperienze e competenze per riscattare, con l’aiuto dal basso dei cittadini, un territorio da troppo tempo abbandonato a speculazioni, cementificazione selvaggia, proliferazione di centri commerciali, discariche e impianti inquinanti.
Lo abbiamo detto durante la campagna referendaria per i beni comuni di cui siamo stati l’anima, e lo ripetiamo ora: “La democrazia ha bisogno di tutti!”. E noi non ci tireremo di certo indietro!
*Rete delle associazioni e comitati per la tutela del territorio e della salute*

 

 

 

Nessuno si è mai preoccupato di spiegarci che stavamo vivendo un momento di abbondanza energetica transitoria. Ora Cambieremo nuovamente modelli di vita ed abitudini.  E ne usciremo ritrovando molte cose che ci eravamo persi per strada. [ SEGUE ]

 

 

contro L’AUTOSTRADA BRONI-PAVIA-MORTARA  [ SEGUE ]

 

Il progetto Po-net

 

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