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Tutt’altro copione, invece, si pone per il progetto della nuova
autostrada Broni-Mortara che, fortemente voluto dalla Regione
Lombardia, si affida, per quanto riguarda la costruzione,
all’iniziativa privata. Le variabili che entreranno in gioco sul
percorso di questa autostrada sono tante: collegamenti tra A21, A7 e
Malpensa, connessione tra centri logistici e intermodali, ubicazione
di futuri centri commerciali, collocazione di eventuali discariche e
così via. Quel che ne risulta, a parte la cifra stanziata per la
costruzione dell’opera – si è parlato di 1 miliardo e 800 milioni di
euro spalmati sui cinquanta chilometri del percorso – è una
scommessa che cambierà drasticamente il volto di una parte rilevante
del territorio provinciale. Di fatto la Broni-Mortara si presenta
come un flipper finanziario e infrastrutturale che pare riproporre
il gioco di “Monopoli” tra Oltrepo, Pavese e Lomellina. Giustamente,
sulle ferite che un’infrastruttura con questo impatto può infliggere
a un’area già in difficoltà nel ritrovare la propria vocazione, si
stanno riaccendendo sensibilità e attenzione da parte di enti
locali, agricoltori, associazioni ambientaliste. Tutti soggetti che,
in occasione della Valutazione di Impatto Ambientale in corso, si
stanno mobilitando per analizzare le problematicità e le conseguenze
della Broni-Mortara. Sarebbe opportuno che di questa civile
partecipazione si facessero interlocutori anche i vertici di
quell’Amministrazione Provinciale che ha appena presentato il
progetto di nuovo ponte della Becca. Una costruzione che si colloca
su un tratto del Po dove, nel giro di pochi anni, dai due vecchi
ponti esistenti – della Becca e del Cavallino – si passa a ben
quattro. Vi saranno quindi due ponti nuovi, quello della Becca e
quello dell’autostrada Broni-Mortara, che si daranno di gomito, a
una manciata di chilometri l’uno dall’altro. Il rischio è che
qualcuno, in cambio del consenso alla Broni-Mortara, inglobi il
nuovo ponte della Becca. Non tanto facendone una sola cosa con il
ponte della nuova autostrada, ma subordinando la concessione dei
fondi per farlo nascere ad un si. Quello da dire all’autostrada che,
a quanto sembra, “non si può non fare"
Dalla
Provincia Pavese dello 05-02-2012
SE LA REGIONE NON SA ASCOLTARE
di
GIORGIO BOATTI - Quanto è lontana Milano da Pavia? Parecchio,
viene da rispondere. La distanza, poi, si allunga ancora di più se,
anziché essere misurata in chilometri, la si valuta soppesando la
scarsa capacità di ascolto.
La scarsa capacità di ascolto, cioè, che i vertici che governano la
Lombardia stanno dimostrando di avere, in questi ultimi tempi, verso
le voci che si alzano dal territorio di questa provincia. Certo, il
rapporto di Pavia e del suo territorio con Milano e la sua area
metropolitana non è mai stato facile. Ci vorrebbe uno storico di
quelli che hanno dato lustro al nostro ateneo – penso a un Cipolla,
a un Guderzo, a un Vigo – per definire la variegata tipologia di
rapporti che nel corso dei secoli hanno connotato le relazioni tra
Pavia e Milano. La fase attuale pare all’insegna del principio - ben
conosciuto nella strategia politica e militare – secondo cui “il
vuoto richiama il pieno”. Ovvero il vuoto di proposte da parte della
leadership locale, e la sua fragilità nell’individuare un ruolo
specifico ma realistico che questa provincia può giocare nel più
vasto orizzonte regionale, sta portando Pavia a subire il “monologo
del potere” imposto dai Palazzi della Regione. Si smarrisce così
quella capacità, che non era mancata in passato, di approdare a un
dialogo senza prevaricazioni tra questa provincia e il governo
regionale. Tre esempi, maturati in queste ultime settimane, paiono
sottolineare in ambiti e contesti diversi questo preoccupante e
nuovo procedere. Il primo è il disegno, in discussione alla
Commissione Sanità della Regione Lombardia, di azzerare i vertici
delle Asp (Aziende Servizi alla Persona) lombarde per snellirne i
consigli di amministrazione e consentire ai vertici del Pirellone di
nominare direttamente i direttori di ognuna di esse. ASP per Pavia
significa Pertusati e Santa Margherita, il Centro Emiliani e altre
realtà fondamentali per l’intero territorio. Nelle mani di Sergio
Contrini (presidente) e di Maurizio Niutta (direttore), e
soprattutto grazie a un personale estremamente valido e motivato,
l’Asp pavese non solo ha segnato un incremento qualitativo e
quantitativo delle prestazioni erogate ma, unica tra le Aziende
Servizi alle Persone lombarde, ha chiuso i conti in attivo. Va bene
snellire da 7 a 5 i membri del consiglio d’amministrazione, ma
perché la Regione dovrebbe mettere becco prima nel commissariare,
come prevede il disegno di legge regionale, e poi per designare, al
vertice direttivo di questa significativa realtà pavese, qualcuno
che – come è successo spesso alle Asl – non ha niente a che spartire
con questa comunità? Si spera che tutta la cittadinanza pavese
sappia dare una risposta netta e unanime a questa pretesa del
Pirellone di disseminare i suoi proconsoli dove proprio non se ne
sente il bisogno. Il secondo esempio di questo procedere “coloniale”
è la decisione della Regione che, davanti alla richiesta di ben
sette sindaci lomellini di disporre di maggior tempo -novanta giorni
in concreto - per valutare in una “Conferenza dei servizi” la
proposta di discarica nell’ex-cava Villa, ha concesso una miserabile
dilazione di 7 giorni. Quasi che i sindaci di Cava Manara, San
Martino, Carbonara, Zinasco, Travacò, Sommo e Villanova d’Ardenghi –
davanti a quei 730.000 metri di discarica che sta per piombare loro
addosso – stessero facendo perdere tempo prezioso (per chi?). E’
tanto difficile capire che invece sono mossi dalla volontà di ben
ponderare una variabile che rischia di cambiare volto a tutta l’area
e di incidere non poco sulla vita dei loro concittadini? Il terzo
esempio è dato dai 15 milioni di euro che la Regione ha trovato per
l’appalto della bretella di collegamento piemontese all’autostrada
Broni-Mortara che testardamente si vuole costruire. Che anzi, come
ha detto l’assessore regionale leghista Belotti, “non si può
fermare”. Perché? In compenso la Regione Lombardia non ha trovato i
fondi per la bonifica dall’amianto sull’area industriale Fibronit,
causa di decine e decine di morti provocati dal mesotelioma pleurico
e dalle fibre che dall’ex-cementificio si diffondono nell’ambiente.
L’essere sordi alle voci di un territorio è sempre segno di
lontananza. La Regione non è mai parsa così distante dalle esigenze
dei cittadini di Pavia e della sua provincia. Forse anche dalla
ragione che rende possibile capirsi e dialogare
Da "La Provincia Pavese del 15-01-2012
Pgt, la corsa fino all’ultimo filo d’erba
dritto&rovescio
di GIORGIO BOATTI
Di questi tempi sognare è un lusso che nessuno si può permettere.
Però è ragionevole
chiedere che le indicazioni sullo sviluppo del proprio territorio - i
Pgt, piani di governo del territorio, che gli amministratori locali
devono
delineare entro il 2012 - non siano una successione di incubi.
O peggio ancora, la cannibalizzazione delle risorse più preziose
oggi ancora disponibili e
che, di questo passo, tra pochi anni non ci saranno più.
Purtroppo, scorrendo le notizie sull'elaborazione dei Pgt
nelle varie località
della provincia, si ha l'impressione che, indipendentemente dal
colore delle giunte che
sono all'opera, in gran parte dei casi si stia procedendo compatti nell'occupazione
di sempre nuove aree da trasformare, da agricole o verdi che sono,
in edificabili. E' una guerra all'ultimo ettaro verde, all'ultima
pertica coltivata, che
pare non potersi fermare sino a quando qualcosa di vivo e di verde,
magari fosse solo un filo d'erba, spunterà sull'orizzonte. Davvero
si pensa che sia questo
il modo di costruire il futuro in una provincia come quella
di Pavia dotata di invidiabili asset agricoli e ambientali,
culturali e scientifici,
almeno rispetto al territorio lombardo? Siamo proprio sicuri che in
vista dell'Expo 2015, dedicata al nutrire e al coltivare, lo
scenario giusto sia
presentarsi alla ribalta con gli ingredienti che vediamo buttare a
piene mani nei pentoloni
dei Piani di governo del territorio in corso di elaborazione?
Mettere assieme gli spunti che emergono da PGT di località in località
significa comporre un libro massiccio, anzi un "mattone", visto l'argomento,
dove il motivo conduttore è che ogni vuoto va riempito. Di cosa?
Ma di costruzioni ovviamente, così da fare cassa per una manciata di
anni. E poi? Poi si
vedrà.
Anzi se lo vedranno quelli che subentreranno nell'amministrazione
dei Comuni e si troveranno tra le dita il cerino acceso da chi
li ha preceduti. E dovranno affrontare tutti i nodi - sicurezza,
servizi, viabilità - che
sono il frutto velenoso delle urbanizzazioni insensate oggi in gestazione.
Ad esempio: davvero la soluzione migliore - per i Comuni che danno su
quella via Emilia che segna lo spartiacque tra le colline dei
migliori vini d'Oltrepo e
una pianura tra le più fertili d'Europa - è continuare con la semina
di centri commerciali, poli logistici, insediamenti massicci di
market di ogni bandiera e
qualità (l'ultimo è quello cinese a Codevilla)? E' riempire di
nuove costruzioni il tratto ancora libero tra Casteggio e Fumo? O
risalire con il cemento
sino al poggio di Mairano, presidio d'eccellenza in tema di vino e
coltivazioni agricole? E per Torre d'Isola - una piccola perla sul
Ticino già ferita da
insediamenti edilizi ingombranti e grossolani - davvero è il caso di pensare
a insediamenti di possibili nuove costruzioni per 450 persone a Massaua?
D'altra parte anche Voghera, che non sta crescendo d'abitanti da
anni, nel suo Piano di
governo del territorio spinge su aree per costruzioni proporzionate
a un decollo demografico di cui proprio non c'è traccia nella realtà.
E a questo poi si aggiunge l'idea del polo industriale in area Torremenapace,
con totale incongruità con le vocazioni agricole della zona circostante.
Ma il clou nella saga dei Pgt lo si registra nel capoluogo, dove da
mesi, sì è in attesa di conoscere dove la bacchetta magica di
Palazzo Mezzabarba
opererà la sua magia che purtroppo, probabilmente, non sarà di vedere
utilizzate finalmente le ampie aree industriali dismesse quanto,
invece, di proseguire la
nefasta opera dei predecessori. E dunque riempire di market et similia
i "vuoti" ancora disponibili attorno alla tangenziale. Il "vuoto" chiama
il "pieno", dicono. Un pieno di cemento, ovviamente. E se invece,
finché è ancora possibile
nei Pgt in dirittura d'arrivo, si scegliesse un'altra strada?
Possibile che in questa difficile transizione verso il futuro non ci sia
l'orgoglio di un'idea nuova di sviluppo? Possibile che non si
scorgano i segni di una
cooperazione effettiva tra campanili invece che il solito gioco del
chi è più svelto e più furbo a danneggiare i vicini? Perché, invece
di sbandierare differenze
di partito e di schieramento difficili da percepire, chi davvero
vuol girare pagina non chiude col consumo insensato del territorio e punta
in modo chiaro sul recupero dell'esistente, su innovazione e
conoscenza anche nel
valorizzare le aree della propria comunità? Invece di parole sarebbero
finalmente fatti concreti. Sul terreno.
Verbale della riunione del 5 novembre con il presidente Bosone [segue]
Relazione incontro del 5 novembre
in Provincia con il presidente Bosone e gli assessori Lasagna e
Bozano
[scarica
documento Rete]
*La Provincia: istituzione di tavoli
permanenti di confronto con la Rete delle Associazioni e i Comitati
per Salute, Ambiente e Sviluppo Sostenibile della Provincia di
Pavia*
Per la prima volta nella storia della Provincia, verranno aperti
tavoli di confronto permanenti fra la Provincia stessa e le
associazioni e comitati locali su macroaree che toccano i problemi
dell’ambiente e della salute dei cittadini (quali ad esempio
rifiuti, amianto, energia), questo grazie alla proposta avanzata
dalla Rete delle Associazioni e i Comitati per Salute, Ambiente e
Sviluppo Sostenibile della Provincia di Pavia* e accolta dal
Presidente Bosone
Durante l’incontro fra la Rete e l’Amministrazione di sabato 5
Novembre è stata elaborata questa modalità di confronto per arrivare
a una collaborazione permanente e costante fra Amministrazione
provinciale e cittadini rappresentati da associazioni e comitati: in
questo modo verrà riconosciuto un diritto in passato largamente
ignorato, quello alla partecipazione dei cittadini ai processi
decisionali che impattano sul territorio.
Le associazioni e i comitati, vere sentinelle sul territorio
provinciale, avranno così a disposizione un fondamentale strumento
democratico sia per monitorare l’operato delle Istituzioni sia per
proporre soluzioni e progetti per lo sviluppo sostenibile del
territorio.
Oggi la nostra Provincia è troppo spesso ultima: ultima per la
gravità della diffusione dei tumori solidi fra la popolazione,
soprattutto nelle aree maggiormente interessate da insediamenti
inquinanti, ultima nella gestione del problema amianto, ultima nella
tutela del suolo dal consumo selvaggio, ultima nella raccolta
differenziata, ultima nella vigilanza contro l’infiltrazione delle
eco-mafie. All’incontro con il Presidente e l’Amministrazione
abbiamo chiesto che tutto ciò abbia fine, che ci sia una sterzata
decisa e immediata per rimettere la Provincia sulla carreggiata
dello sviluppo sostenibile, della progettualità a lungo termine
volta alla tutela e valorizzazione dei beni comuni affinché,
finalmente, la Provincia stessa possa primeggiare per qualità della
vita, dell’ambiente, dello sviluppo.
Per far questo offriamo alle Istituzioni il patrimonio di
conoscenze, competenze e determinazione che abbiamo accumulato in
tanti anni di militanza civica e democratica all’interno dei
comitati e delle associazioni: conosciamo i problemi e le criticità
del territorio, abbiamo studiato le soluzioni, abbiamo delle
proposte che avanziamo a nome dei cittadini, dal basso.
Ci siamo, abbiamo fatto rete, siamo tenaci e preparati e ora, grazie
alla futura istituzione dei tavoli di confronto, la Provincia avrà
l’opportunità di fare tesoro di queste esperienze e competenze per
riscattare, con l’aiuto dal basso dei cittadini, un territorio da
troppo tempo abbandonato a speculazioni, cementificazione selvaggia,
proliferazione di centri commerciali, discariche e impianti
inquinanti.
Lo abbiamo detto durante la campagna referendaria per i beni comuni
di cui siamo stati l’anima, e lo ripetiamo ora: “La democrazia ha
bisogno di tutti!”. E noi non ci tireremo di certo indietro!
*Rete delle associazioni e comitati per la tutela del territorio
e della salute*


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